Recensione Fotolibro Saal Digital: Libro Fotografico di alta qualità

La fotografia digitale è spesso “prigioniera” del computer e del web: molte, troppe, fotografie rimangono come intrappolate nel digitale e non escono mai dai confini dei nostri computer, tablet e smartphone. Ovviamente questo non implica una mia avversione alla rivoluzione digitale, che reputo epocale, ma voglio invitare a stampare di più e godere dei propri scatti in versione analogica: stampati e pronti ad essere sfogliati. Ci sono diversi supporti su cui poter stampare i propri scatti, uno di questi è il libro fotografico che permette di raggruppare le foto in un bel contenitore, magari con un certo tema di fondo e si presta molto bene sia ad essere riempito con sole foto che con fotografie e testo. Dopo aver raggruppato una serie di scatti a tema “fari” ho deciso che era arrivato il momento di raccogliere i lavori prodotti fino ad ora in un libro fotografico, la scelta del servizio a cui affidare i miei scatti è ricaduta su Saal Digital, un servizio di stampa di cui avevo sentito parlare molto bene ed ho deciso di testare personalmente.

Software per l’impaginazione

Il primo passo è scaricare il software di creazione fotolibri di Saal Digital (circa 7.8 MB su Mac) e iniziare a configurare il proprio libro. Il software permette di scegliere tra template predefiniti  o lasciare spazio alla fantasia, il mio obiettivo era ricercare una semplicità estrema che desse spazio alle foto, quindi ho optato per un classico sfondo bianco e foto molto grandi con una cornice proporzionata. Il software si rivela semplice da usare per chi ha un minimo di dimestichezza con l’utilizzo di software grafici, la curva di apprendimento è molto veloce e si raggiunge facilmente un risultato soddisfacente. Per impaginare un fotolibro di 26 pagine ho impiegato solo qualche giorno (cinque), dedicando solo un po’ di tempo la sera, per un totale di circa 6 ore, e questo tempo comprende anche la scelta degli scatti, il resize, correzioni e sharpening su Photoshop.

Formati e caratteristiche del fotolibro Saal

Il fotolibro che ho scelto è con copertina standard, con codice a barre (molto piccolo e discreto, ma si può anche eliminare pagando una piccola cifra), con finitura lucida e in formato A3 orizzontale con un totale di 26 pagine. Le opzioni disponibili sono molte, compresa la copertina imbottita, la confezione regalo, moltissime finiture e anche una versione con fogli spessi. Tutte le opzioni utilizzano una rilegatura a 180° panoramica che permette di stampare foto su entrambe le pagine senza perdere parte della foto per via della rilegatura centrale.

Fotolibro Saal rilegatura

Foto da Saal Digital

I fotolibri sono disponibili in formato verticale e quadrato in 3 dimensioni e 4 in orizzontale. Potete trovare tutte le informazioni su dimensioni, formati e caratteristiche per personalizzare i libri fotografici Saal direttamente sul loro sito a questa pagina.

Preparare il file per la stampa e soft proofing con profilo ICC

L’azienda mette a disposizione tutti i profili colore (ICC) necessari per fare soft proofing di stampa e quindi verificare la corretta riproduzione delle foto in fase di stampa. Sul Mac, sistema che utilizzo, è necessario raggiungere la cartella profiles a questo indirizzo: Library -> ColorSync. Dopo aver copiato il file .icc scaricato dal link sopra nella cartella profiles potrete utilizzare il proofing con il profilo custom su Photoshop.

recensione fotolibro saal digital

Per effettuare il proofing degli scatti è sufficiente cliccare su custom sotto il menu view -> proof setup e selezionare il profilo ICC scaricato e copiato nella cartella profiles di sistema.

Nel mio workflow, oltre a controllare con il proofing che le foto non abbiano particolari problemi nei colori, aumento leggermente la luminosità della foto (circa 7-10 “punti” sul valore luminosità nella maschera di regolazione luminosità e contrasto di Photoshop) e applico uno sharpening abbondante. Per “abbondante” intendo superiore a quanto di solito utilizzo per il web, i motivi sono molteplici e in parte sono trattati su questo articolo che ho scritto per il blog Saggiamente.

Il libro fotografico Saal Digital – Risultato

Dopo aver creato il template, scelto le foto, preparato i file per il web e inviato l’ordine a Saal non resta che attendere il risultato finale. Ho effettuato l’ordine di domenica pomeriggio, Martedì alle 14:18 il fotolibro era stato già processato, stampato e spedito. L’ho ricevuto Giovedì mattina alle 9:50. Sono sicuramente rimasto soddisfatto dalla gestione dell’ordine, velocità di stampa e rapidità di consegna! Ma alla fine quel che conta è la qualità del prodotto.

libro fotografico saal

Il libro è spedito in un buon imballo ed è arrivato senza problemi, avendo scelto la carta lucida mi aspettavo un libro dai colori molto vivaci anche se ovviamente molto riflettente, i riflessi infatti ci sono e sono molto marcati ma devono essere tenuti in considerazione quando si utilizza una carta lucida per la stampa. I colori, il dettaglio, il contrasto e la resa sono veramente ottimi, superiori alle aspettative. La carta ha un’ottima grammatura e si sfoglia con piacere, si tratta di un fotolibro di alta qualità e sicuramente di livello professionale. L’impaginazione è molto robusta, permette di aprire le pagine facilmente e la finitura, per quanto molto riflettente, è di assoluto pregio.

fotolibro saal

Conclusione

Sicuramente il panorama della stampa fotografica è pieno di molte realtà, Saal Digital entra di diritto tra i professionisti del settore da cui continuerò a servirmi per stampare i miei fotolibri. Il prodotto da me scelto, che ricordo essere un fotolibro A3 orizzontale, di 26 pagine, finitura lucida, è costato 80.90€ comprensivo dei costi di spedizione.

fotolibro saal digital

Alla luce dell’ottimo servizio offerto e della qualità risultante posso affermare che si tratta di un buon rapporto qualità prezzo, è sicuramente una scelta azzeccata per chi vuole valorizzare i propri scatti. Il mio voto totale, quindi, non può che essere 5 stelle su 5.

 

La profondità di campo non esiste

La messa a fuoco in fotografia è un concetto basilare, permette di avere un soggetto nitido staccandolo dallo sfondo, oppure avere un intero paesaggio definito e visibile su tutto il frame, ma allo stesso tempo è un concetto astratto che non esiste. Tutto il concetto di messa a fuoco è basato sull’errore dovuto ai limiti del sensore fotografico.

La definizione di profondità di campo

La profondità di campo è quell’area della foto in cui i soggetti risultano nitidi e ben definiti, senza nessuna apparente sfocatura. Oppure possiamo dire che è quell’area prima e dopo del piano a fuoco dove i soggetti appaiono nitidi, anche se non lo sono. Infatti il piano di fuoco è uno, e uno soltanto, aumentare la profondità di campo incrementa solo l’apparenza di messa a fuoco delle aree adiacenti. È importante sapere che:

Il piano di fuoco è sul sensore non al di fuori, quando muoviamo la ghiera della messa a fuoco stiamo di fatto spostando il piano di fuoco davanti o dietro al sensore.

Messa a fuoco profondità di campo

Dall’immagine qui sopra risulta ben evidente il piano di messa a fuoco (la linea sottile celeste a sinistra), cioè quel piano (parallelo al sensore) dove tutti i punti che ne fanno parte sono a fuoco. Ho parlato di punti e di piano perché non stiamo parlando di entità fisiche che hanno uno spessore apprezzabile, ma di un piano con due dimensioni. Se il piano coincide con il sensore il punto sul sensore sarà il più piccolo possibile, se lo spostiamo avanti o dietro, come nell’esempio in alto, il punto sarà più grande.

Perché si parla di “area a fuoco”?

Dopo aver scoperto al paragrafo precedente che il piano di messa a fuoco di fatto non esiste in tre dimensioni, ma solo in due e si sposta prima e dopo il piano del sensore, ci viene naturale chiederci perché, alla fine, vediamo le foto a fuoco o meno e con profondità di campo diverse. Quello che vediamo dipende dal circolo di confusione del punto di luce sul sensore, non è questa la sede per spiegare il circolo di confusione, ma ci serve sapere che per la messa a fuoco è definito come l’effetto creato da un punto di luce sul piano del sensore.

circolo di confusione messa a fuoco

Come vediamo qui sopra (da wikipedia) questo sarà di dimensioni minori in prossimità del piano di messa a fuoco e maggiore allontanandosi da questo. La messa a fuoco ideale è quando la luce raggiunge la dimensione di un punto, che per definizione non ha dimensione. Nella pratica ci sarà una dimensione, piccola, del punto di luce per cui l’occhio non riesce più a distinguere la dimensione del punto stesso, quindi all’occhio sembrerà a fuoco.

La profondità di campo in fotografia

Nella fotografia, prima dell’occhio, è il sensore che cattura la luce. Se ragioniamo per assurdo, ipotizzando un sensore con solo 6 pixel (3×2) è ovvio che questi saranno sempre a fuoco. Infatti la densità del sensore è così bassa che è impossibile catturare differenze tra cosa è a fuoco e cosa non lo è. Se invece parliamo di sensori più moderni, da 20, 40 o 50mpx è facile comprendere come questi riescono a catturare ben più dettagli di un ipotetico sensore da 6 pixel. Sensori con densità maggiore di pixel hanno un circolo di confusione a cui sono sensibili molto basso, quando ingrandiamo sullo schermo del computer un’immagine da decine di megapixel possiamo osservare con molta precisione aree non a fuoco, che con un sensore meno risoluto sarebbero a fuoco. Ragioniamo sempre per assurdo: immaginate di avere un sensore con risoluzione infinita, possiamo zoomare quanto vogliamo ma non troveremo mai il pixel e quindi neanche il piano di messa a fuoco, il circolo di confusione di questo sensore impossibile è zero, cioè un punto senza dimensione e quindi tutto è fuori fuoco. Da questo si deduce che quando osserviamo una foto a fuoco stiamo, di fatto, osservando una foto fuori fuoco ma con una proiezione della luce sul sensore (circolo di confusione) abbastanza piccola da non essere catturata dal sensore e quindi da risultare puntiforme, cioè a fuoco.

Recensione filtro ND NiSi 20 Stop ND1000K “Black Hole”

Utilizzo i filtri ND da molti anni ormai, da circa 1 anno ho convertito tutto il mio set con i Filtri NiSi, sia ND che GND, Holder compreso. Quello che mi ha veramente convinto è l’utilizzo di vetro ottico Schott, lo stesso utilizzato negli elementi più importanti degli obiettivi fotografici e nelle lenti Zeiss. Oltre l’utilizzo di un materiale di  così alta qualità si aggiungono ottimi rivestimenti, che non si trovano su altri filtri. L’utilizzo di questi materiali e coating è anche il caso del filtro oggetto di questa recensione: il NiSi ND1000K da 20 stop

Un filtro ND1000K da 20 stop

Non si tratta di un refuso, questo filtro ha una denominazione di 20 stop, questo vuol dire un assorbimento di luce che permette di allungare i tempi di 1000000 di volte (un milione, o 1000K).Il filtro ha dimensione 100x100mm, è quindi compatibile con la maggior parte degli holder per filtri a lastra da 100mm di larghezza, a patto che questi accettino filtri di spessore 2mm e con una guarnizione posteriore contro le infiltrazioni di luce. Sicuramente è compatibile con l’holder Lee, che ho provato, e ovviamente l’ottimo NiSi V5. Non è compatibile con il nuovo holder Hitech, in quanto hanno deciso, discutibilmente, di inserire una guarnizione sull’holder rendendo inutilizzabili i filtri ND che hanno una guarnizione installata sul filtro stesso, cioè la maggior parte. Utilizzo spesso il mio filtro NiSi ND1000 da 10 stop e ho avuto di provare anche il 15 stop quando uscì sul mercato nel 2014, ma mai avrei immaginato di dover testare un filtro da 20 stop. Dopo averlo testato ho capito che questa scelta è stata azzarda, ma anche riuscita,  NiSi sta facendo veramente bene in campo fotografico. Dopotutto la creatività può essere spinta sia dal fotografo che dall’innovazione, pensiamo alle foto notturne che erano impensabili nella qualità che vediamo oggi solo 3-4 anni fa.

NiSi Black Hole 20 stop ND1000K – Qualità ottica e rivestimenti

Sulla qualità di NiSi che non mi stancherò mai di ripetere che è incredibile, e dipende dall’attenzione riposta nei materiali utilizzati e ai rivestimenti. Come tutta la linea di filtri ND e GND anche questo filtro ND da 20 stop è in vetro ottico Schott. Uno dei rivestimenti (coating) è quello IR che blocca la luce infrarossa facendo passare solo quella dello spettro visibile all’occhio umano, fondamentale nel controllo delle dominanti in un filtro così estremo. Molto importante è il coating anti-riflesso, per ridurre al minimo i problemi di flare, e il nano coating che permette all’acqua di scivolare via senza problemi e rende la pulizia veramente semplice. La guarnizione è decisamente importante per un filtro da 20 stop, quella del Black Hole è molto precisa ed evita bene l’infiltrazione di luce. Un consiglio: controllate bene il verso di inserimento per evitare di forzare la guarnizione, infatti per via del nano coating su entrambi i lati se facciamo forza si potrebbe sollevare la guarnizione e poi staccare, basta solo un po’ di attenzione per evitare qualsiasi problema.

Filtro ND NiSi 20 stop black hole

Un filtro da 20 stop, o meno?

Di tutti i filtri che ho avuto (e parliamo di decine) non ne ho mai trovato uno che corrispondesse esattamente a quello dichiarato dal produttore, quello che più si avvicinava aveva uno scostamento di circa 0.5 stop, ed era un 6 stop. Quindi un errore di circa l’8%. Ho testato il NiSi da 20 stop alle 2 di pomeriggio, facendo prima uno scatto da 1/165 di secondo e poi calcolando il tempo necessario con 20 stop di assorbimento (il calcolo: 1 / 165 = 0.006 secondi, poi ho moltiplicato per 1 milione, cioè ND 1000k, e ho ottenuto 6060 secondi). Sei mila e sessanta secondi sono circa un ora e 40 minuti. Un tempo un po’ elevato, che bloccherebbe anche il fotografo con tutta la buona volontà del mondo (in realtà un’esposizione di 1 ora vorrei provarla, ma non oggi!). Ho deciso di usare un approccio un po’ diverso, considerando che il migliore dei filtri che ho provato (un NiSi ND64 da 6 stop) si discostava di circa l’8% ho deciso di calcolare l’errore a priori. Ho considerato un errore di circa il 10%, considerando che un 20 stop non è un 6 e che l’8% era lo scostamento migliore finora testato (da me). Questo il calcolo: 20 stop – 10% = 18 stop. Circa 1500 secondi, cioè mezzora. Alla fine ho deciso di alzare leggermente l’ISO e scattare per 1300 secondi (21 minuti). Ecco il risultato con prima e dopo.

Dominanti del NiSi 20 stop Black Hole

La foto è stata corretta solo per quanto riguarda la distorsione dell’obiettivo (un Nikkor 20mm f/1.8). Ovviamente quello che più interessa di un super stopper da 20 stop è la dominante: devo dire che il risultato è stato sorprendente. La dominante è veramente leggera, meno di alcuni 6 stop sul mercato, e molto meno di altri filtri da 10 stop. Ho rilevato solo una leggera tendenza al caldo, ma in situazioni di luce variabile (ben 21 minuti) è anche difficile da valutare.

Reale utilizzo del NiSi 20 stop ND1000k Black Hole

Ho avuto modo di utilizzare il filtro anche durante il mio ultimo viaggio alle isole Ebridi, questo è servito per valutare il reale utilizzo sul campo. Dopo aver constatato che il filtro è in realtà 17.5/18 stop l’utilizzo è stato decisamente più frequente, con polarizzatore e filtro GND si possono scattare foto con tempi “umani” (sotto un’ora intendo). Le possibilità creative di un filtro così particolare sono molte, per ora ho trovato queste:

  • lunghe esposizioni anche con luce molto forte
  • lunghissime esposizioni (più di mezzora) per inusuali fotografie architettoniche o di paesaggio
  • utilizzare aperture molto ampie (f/1.4 o f/1.8) in foto a lunga esposizione per poter sfruttare la poca profondità di campo a scopi creativi

NiSi 20 stop ND1000K Black Hole

Conclusioni

In questo scatto, ad esempio, ho utilizzato l’holder NiSi V5 con il polarizzatore, GND hard da 3 stop e un’apertura di f/1.8 per sfocare il primo piano. Grazie al NiSi ND1000K 20 stop ho potuto scattare per circa 21 minuti due ore prima del tramonto. Probabilmente lo porterò con me più spesso di quanto avevo previsto. In una borsa ben fornita questo è un filtro che potrebbe rivelare delle sorprese, mentre se scattate spesso architettoniche e fotografate anche con luce forte è sicuramente un must! Il filtro è venduto direttamente da NiSi Filters Italia sullo store ufficiale Amazon a 179€ inclusa la spedizione e custodia.

 

Ringrazio NiSi Filters per avermi dato l’opportunità di testare il filtro in anteprima.

 

Recensione treppiedi in carbonio Rollei Rock Solid Beta

Erano tanti anni che volevo cambiare il mio vecchio cavalletto in alluminio con uno in carbonio, ma un po’ per via del prezzo e un po’ a causa della pigrizia non ho mai fatto il passo. Per alcuni motivi ho sempre preferito un cavalletto in alluminio, per prima cosa il peso di un cavalletto è direttamente proporzionale alla sua stabilità, il prezzo, invece, è molto elevato per quelli più leggeri e si trovano ottimi prodotti anche in alluminio. Devo dire che dopo aver provato il treppiedi Rollei Rock Solid Beta in carbonio mi sono ricreduto.

Contenuto della confezione

Tutto quello che serve è già nella confezione, insieme al cavalletto in carbonio abbiamo anche la borsa per il trasporto, tre piedini sostitutivi (con le punte in metallo), utensili per lo smontaggio del treppiedi e montarlo come un monopiede. Troviamo compreso anche una vite doppia, da un lato 3/8 pollici e dall’altro 1/4. In questo modo è garantita la compatibilità con praticamente ogni testa.

Qualità costruttiva del Rollei Rock Solid Beta

Un treppiede in carbonio, come il Rollei Rock Solid, non è sicuramente economico e quindi ci si aspetta una qualità molto elevata. Già dalla prima occhiata il Rollei risulta solido e ben costruito, il carbonio dei tubi è incrociato in ben 8 strati, nonostante si tratti di un materiale molto leggero e solido questo deve essere incrociato in più strati per garantire flessibilità e robustezza. Grazie a questo tipo di costruzione le vibrazioni sono assorbite molto efficacemente, questo è molto importante per un cavalletto, infatti molto spesso sono le leggere vibrazioni come quelle del vento a creare le insidie maggiori introducendo del micromosso. Gli altri elementi sono in alluminio, resistenti alla corrosione, mentre le gambe si allentano svitando tre anelli. Infatti le gambe del cavalletto sono divise in tre sezioni, contribuendo alla compattezza senza intaccare la stabilità grazie al generoso diametro e alle proprietà dei 8 strati di carbonio.

Recensione Rollei cavalletto in carbonio Beta Rock Solid

Gli anelli hanno due linguette che si stringono ruotando e bloccano lo scorrimento. Questo sistema funziona bene ed è facile da smontare e pulire nel caso dello sporco, soprattutto spiaggia, finisca tra le parti in movimento. Un paio di o-ring sarebbero stati utili, ma non si tratta di un grosso difetto considerando la facilità nello smontaggio e pulizia.

Dimensioni treppiede Rollei Rock Solid Beta

Il Rollei Rock Solid Beta ha tutte le caratteristiche per essere un ottimo compagno di viaggio per i più esigenti in stabilità, altezza e robustezza ma con una certa attenzione al peso e compattezza. Il peso di 1.72 Kg è molto contenuto, raggiunge un’estensione minima di soli 16 cm senza colonna centrale e ben 165 cm con la colonna centrale alzata. Da chiuso misura solo 51 cm. Come in tutti i cavalletti la colonna centrale è da evitare se possibile, soprattutto in presenza di vento, ma ho trovato quella del Rollei Rock Solid molto stabile, grazie al generoso diametro. Il carico massimo consigliato è di ben 22 Kg, ovviamente questo dipende anche dalla testa che decidiamo di montare.

Test in viaggio e sul campo

Il treppiede di una nota casa costruttrice italiana che utilizzavo precedentemente era diviso in due sezioni, questo lo rendeveva decisamente stabile anche grazie al peso generoso ma era necessario trasportarlo con un valigia di grandi dimensioni. Il Rollei Rock solid Beta, invece, riesce ad essere ugualmente stabile ma decisamente più trasportabile grazie alle 3 sezioni in cui sono suddivise le gambe.

Recensione Rollei Rock Solid Beta

Ho provato questo cavalletto per oltre 6 mesi, in modo da testarlo in diversi ambienti, come spiagge, scogliere, paludi e in ambienti generalmente molto umidi e con aria salmastra. Devo dire di essere molto pigro nella cura del cavalletto e averlo lavato a fondo solo una volta, nonostante tutto ad oggi non è possibile notare nessun tipo di corrosione o grippaggio dei sistemi di chiusura. Viaggiando molto in aereo e percorrendo diversi tratti a piedi per raggiungere i luoghi di scatto ho trovato estremamente comodo il peso contenuto e le dimensioni ridotte del Rollei Rock Solid Beta.

Conclusione

Considerate le ottime caratteristiche e performance del prodotto non posso che consigliarlo sia al fotografo amatore evoluto che al professionista in cerca di un prodotto affidabile, duraturo e dalla qualità indiscutibile. Il prezzo non è certo economico ma la qualità è decisamente elevata, quindi il rapporto qualità prezzo è adeguato. Ulteriori informazioni sul sito ufficiale di Rollei.

Cavalletto in carbonio Rollei Rock Solid